LA RIABILITAZIONE DELLA SPALLA

La riabilitazione della spalla a seguito di una sua disfunzione deve essere centrata inizialmente sul controllo del dolore e sul recupero dell’articolarita’ senza compensi strutturali.

Una volta recuperato il movimento, l’attenzione si pone sul rinforzo muscolare della cuffia dei rotatori e dei muscoli stabilizzatori della scapola, per concludere infine con il recupero della funzione e dell’eventuale gesto tecnico.

Per riprodurre la precisione con la quale il complesso della spalla funziona, i muscoli devono essere rieducati a compiere “schemi motori appresi”. Questi schemi posizionano la spalla in maniera “preordinata” e attivano i muscoli con una precisa sincronizzazione, per ottenere il recupero massimo possibile della funzione. Condizionare nello stesso tempo i muscoli degli arti inferiori e del tronco è estremamente importante, perché oltre il 50% dell’energia cinetica ad esempio nel lancio della palla e nel servizio al tennis è generato dai muscoli degli arti inferiori e del tronco. Pertanto, prima di un ritorno efficiente ad attività atletiche competitive o intense viene richiesta una riabilitazione di tutte le componenti.

Sono diverse le condizioni patologiche che possono interessare il complesso della spalla. Il problema può essere il frutto di una lesione traumatica acuta con danno di una o più componenti del sistema, oppure di microtraumi ripetuti nel tempo che alterano gradualmente la meccanica normale dell’intero complesso, come ad esempio nel caso degli atleti over head. Mobilità, forza e stabilità sono le tre componenti della funzione della spalla che possono essere compromesse da una lesione acuta o cronica. Tutte e tre possono essere trattate efficacemente con una terapia riabilitativa. Minimi disequilibri, come un aumento della traslazione anteriore della testa dell’omero dovuta ad una limitazione della rotazione interna ed una rigidita’ della capsula postero inferiore, una migrazione in alto della testa dell’omero risultante dalla debolezza della cuffia dei rotatori o ancora un posizionamento anormale della scapola secondario alla debolezza del trapezio o del dentato anteriore, sono più difficili da diagnosticare e altrettanto difficili da trattare.

Lo scopo della riabilitazione, indipendentemente dalla patologia, è sempre il recupero della funzione Il fattore più importante che determina il successo o il fallimento di un protocollo di riabilitazione della spalla è la definizione di una diagnosi corretta. Per quanto riguarda la maggior parte degli interventi ortopedici di spalla, il team riabilitativo si compone di 3 specialisti fondamentali: il medico ortopedico, il medico fisiatra e il fisioterapista. Queste 3 figure si occupano della presa in carico del paziente fino a completamento del miglior recupero funzionale auspicato, nel rispetto delle linee guida.

Al primo contatto con il fisiatra, in carico di occuparsi della riabilitazione, vengono delineate le proposte terapeutiche ed un vero e proprio progetto riabilitativo funzionale rigorosamente individualizzato. In generale, la riabilitazione di una spalla dopo intervento chirurgico inizia con una mobilizzazione passiva che segue un iniziale periodo di immobilizzazione post operatoria variabile a seconda del tipo di intervento effettuato. Il ruolo principale rappresentato dall’immobilizzazione e’ incentrato sulla riduzione del dolore e la ridistribuzione delle forze di taglio lontano dall’area chirurgica coinvolta. I problemi a proposito della mobilizzazione precoce in questi casi riguardano la paura di aggravare una condizione già di per sé dolorosa e il rischio di compromettere una riparazione chirurgica.

L’automobilizzazione passiva viene condotta frequentemente in maniera scorretta, realizzando compensi e asimmetrie per la mobilizzazione dell’arto nello spazio che, invece di favorire il mantenimento del range articolare, inducono l’insorgenza di contratture, squilibri muscolari e irrigidimento globali delle strutture miofasciali, rachidecervicale e dorsale, senza favorire il recupero funzionale, ma anzi contribuendo all’insorgenza di rigidità.

 

 

Posted by: Dott. Massimo Cassarino e Dott.ssa Claudia Guglielmino