La spalla: 4 articolazioni in un solo complesso

La spalla, nella sua totalità, comprende 4 articolazioni: la gleno-omerale, la scapolo-toracica, l’acromion-clavicolare e la sterno-clavicolare.

Ognuna di queste ha un compito ben preciso, ma tutti finalizzati ad un unico obiettivo finale: il movimento del braccio. Tutto trova riassunto nel concetto di “ritmo scapolo-toracico” e “ritmo scapolo-omerale”.
Questo vuol dire semplicemente che esiste un rapporto ben definito fra la motilità del braccio e quella della scapola sul torace. In realtà il concetto è più ampio(e complesso), visto che coinvolge anche le altre due articolazioni della spalla che sono spesso sottovalutate, ovvero l’acromion-clavicolare e la sterno-clavicolare.
La gleno-omerale è il finalizzatore della squadra, il centravanti, ha il ruolo più appariscente. Ma affinché il braccio possa svolgere tutti i movimenti desiderati, la testa omerale deve avere la libertà di muoversi sulla glena, e deve anche trovare sulla stessa l’appoggio stabile su cui ancorarsi e trovare perno, consentendo così ai vari muscoli di potere assolvere al loro ruolo.
La sterno-clavicolare e l’acromion-clavicolare funzionano come il braccio di un montacarichi: hanno il compito, durante i vari movimenti dell’arto, di tenere la gleno-omerale in una posizione tale rispetto la gabbia toracica da poter eseguire i vari movimenti, ma anche di innalzare al momento giusto l’acromion al fine di consentire all’omero di potersi innalzare.
Queste hanno anche il compito di implementare, al momento giusto, la funzione dei muscoli che lavorano all’intero progetto.
E in questo compito sono coadiuvati dalla scapolo-toracica. La scapolo-toracica ha quattro compiti, fondamentali:
1)la creazione di una base stabile per la realizzazione dei movimenti;
2)convogliamento delle forze di gambe e tronco all’arto superiore, quindi una sorta di link per la trasmissione delle stesse;
3)garanzia di centraggio della testa omerale al centro della glena, grazie ai movimenti di aggiustamento della stessa;
4)regolare in maniera coordinata l’ampiezza dello spazio sub-acromiale per favorire la libertà di movimenti della testa, il cosiddetto ritmo scapolo-toracico.

dott. Massimo Cassarino