L'impingment

“Una rottura della cuffia dei rotatori? Come è possibile? Io non ho avuto mai alcun trauma!”


Questa è una delle perplessità più comuni esposte dai pazienti alla diagnosi di rottura di cuffia dei rotatori.
Contrariamente a quanto si crede, la cuffia dei rotatori, o se preferiamo il sovraspinato, cioè il tendine della cuffia dei rotatori che più frequentemente si rompe, assai difficilmente si danneggia per motivi puramente traumatici, molto più spesso si danneggia per motivi degenerativi, o al massimo per motivi degenerativo-traumatici.
Come affermavano i nostri maestri “quando un tendine è buono è più forte dell’osso…in seguito ad un trauma è più facile che si rompa l’osso che il tendine”. Ciò vuol dire allora che quando il tendine si rompe è perché non è buono.
La domanda più sensata quindi è: “perché degenera?”
I fattori sono numerosi e spesso contemporaneamente presenti. Fra tutti questi però voglio soffermarmi su uno, che in passato ha ricevuto grandi attenzioni e che oggi invece vede ridimensionato il suo ruolo: il conflitto (o impingment) sub-acromiale. Di cosa si tratta?
I tendini della cuffia, e in particolar modo il sovraspinoso e il sottospinoso, scorrono fra la testa omerale, in basso, e la superficie inferiore dell’acromion, in alto.
Per anni si è sostenuto che tali tendini si rompessero perché in questi soggetti l’acromion fosse troppo inclinato (e sporgente) verso il basso, danneggiando direttamente la superficie superiore dei tendini suddetti, a causa dell’attrito.
Questi, definiti “conflitti primitivi”, vengono ancora oggi ritenuti possibili, sono stati semplicemente ridimensionati da un punto di vista quantitativo, ovvero sono molto meno frequenti di quanto si ritenesse in passato.
Il semplice fatto che la maggior parte delle lesioni parziali sia intra-articolare (quindi dal basso) e non sub-acromiale (quindi dall’alto), ne è la prova: se attrito c’è viene dal basso e non dall’alto.
Ciò non vuol dire che il conflitto non esista, anzi. Affermiamo semplicemente che sia “secondario”, ovvero determinato dalla “risalita” della testa omerale, che spinge a sua volta il tendine.
Affermiamo in soldoni che non sia l’acromion ad andare verso il tendine ma il tendine verso l’acromion. E la testa spesso risale perché la spalla è scompensata e la cuffia non riesce ad assolvere al suo ruolo di stabilizzatore.

Dott. Gianezio Paribelli
Specialista in ortopedia e traumatologia
Presidente Società Italiana Artroscopia (S.I.A) 2013-15
Domus Nova (Ravenna)